Boxe

sabato 26 settembre 95190 azioni

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Vincenzo Giannuzzi della Eventi Sportivi Team P.p. Vent’anni, al suo primo incontro. Il suo avversario, Gianluigi Angiulli ne ha alle spalle sette ed è allenato da Ciro Fabio Di Corcia e da Lorenzo Dellicarri della stessa palestra Taralli. Un battesimo del ring che si preannuncia difficile, ma a guidarlo ci saranno la tenacia e l’esperienza del suo allenatore, conversanese come lui, Paolo Pignataro. Ed è proprio con il coach che parliamo mentre il giovane Vincenzo si divide tra allenamenti e lavoro. “E’ un ragazzo promettente, e accetta ogni sacrificio. Tutti i giorni finisce di lavorare alle 19 e viene in palestra ad allenarsi. Ha le possibilità tecniche di andare oltre le sue prospettive”. Quando lo ha conosciuto? “Ci conosciamo da tempo, ma fino all’anno scorso giocava a calcio. Poi si è appassionato alla boxe, e dal 21 agosto scorso si allena con me. Ha appreso le basi velocissimamente, a differenza di molti amatori cui devo far capire la tecnica”. Ora però si avvicina il momento di mettere a frutto questi insegnamenti… “Certo. Un incontro di boxe è una cosa del tutto diversa dagli sparring in palestra dove c’è l’allenatore che ti guida, ti ferma quando sbagli… Nel match ci siete solo tu e l’avversario. L’arbitro interviene solo in caso di fallo, l’allenatore ti dà consigli all’angolo durante gli intervalli ma il grosso del lavoro lo ha già fatto in palestra, sta solo a te dare il massimo durante quei tre minuti, che ti posso assicurare non passano mai! Devi dare tutto per vincere, e se perdi devi poter dire di averlo fatto a testa alta. Vince chi ha più forza di volontà e maggior preparazione. A tal proposito ringrazio il mio maestro Nicola Loiacono e Antonio Armeno della Boxe Kendro di Triggiano”. Da allenatore ritiene sia più importante la tecnica o la forza fisica? “La forza fisica è importante ma col tempo è destinata a diminuire, e comunque se punti solo su quella e trovi un avversario preparato tecnicamente lui saprà come schivarti, farti stancare e mandare a segno i suoi colpi”. A che età si conclude la carriera agonistica per un pugile? “Se sei senior (come lo è Vincenzo) e fai parte della Lega Pro puoi arrivare fino a quarant’anni, dopo i quali puoi combattere solo se hai un titolo da difendere”. Per finire, vuol dire qualcosa a quanti non si interessano di pugilato e lo vedono solo come uno sport violento? “L’ho sempre detto e lo dirò sempre, la boxe non è uno sport aggressivo. La chiamano ‘la nobile arte’ proprio perché rappresenta la lotta pulita. Tutti gli sport di lotta e di arti marziali prendono qualcosa dal pugilato. Certo, poi ci sono stati pugili che l’hanno trasformata in emblema della violenza, e manager che l’hanno ridotta a una macchina da soldi, ma in tutte le discipline c’è sempre quello che arriva e rovina tutto… Non è la boxe che rende cattivo chi la fa, è lui che ha scelto di usarla per sfogare la propria cattiveria. Lo sport ha delle regole, una disciplina, se vengo a sapere che uno dei miei ragazzi ha fatto risse per strada il giorno dopo in palestra trova pane per i suoi denti; un conto è la difesa personale, un conto è provocare gli altri e picchiarli per dimostrare qualcosa. Quel qualcosa lo dimostri sul ring accettando le regole”.!!! Nella foto a sx Vincenzo gianuzzi dx domenico pace


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